
Le ragioni del moderno
Quattro chiacchiere con Andrea Nicoli
a cura di Riccardo Vaglini
(Volendo evadere dalla noia mortale dei programmi di sala per musica contemporanea, con le loro descrizioni di brani micidiali quelle fornite dai compositori stessi - più curriculum, stringato e dettagliato, oppur vago e poetico, decido per un'altra formula, forse fuori luogo, ma senz'altro meno cadaverica. Un'intervista? E sia).
Incontro Andrea Nicoli, 34 anni, ad Avenza, nel suo studio sobriamente arredato: una libreria, computer, una tastiera, una partitura dell'amatissimo Sciarrino sul leggio.
Parlami di questo gruppo che dirigi dalla fondazione
Ensemble Musica '900 è nato quasi per caso tra amici; dovevamo registrare un mio brano per la RAI. Dopo quell'esperienza tra alcuni di noi è nato un sodalizio musicale che si è sviluppato fino ad oggi; lavorare insieme è stato da subito stimolante e divertente nello stesso tempo. Credo in questo gruppo perché credo nella musica contemporanea non solo come attività speculativa, ma anche soprattutto come attività concreta di lavoro sul suono. Essere solo compositore non mi basta: c'è il rischio di perdere i contatti con la realtà; quando invece devi risolvere un problema anche dal punto di vista esecutivo, ecco che certi altri problemi, che prima ti sembravano irrisolvibili, si sciolgono come per magia. Quindi un rapporto molto sereno, complementare, con la tua attività di compositore. Comporre per me è essenzialmente usare alcune tecniche private, che mi servono esclusivamente per arrivare a certi risultati sonori: tutto qui.
...hai la possibilità di dialogare direttamente con il compositore, per costruire la sua musica insieme agli altri strumentisti. Certo l'organico stesso dell'ensemble non permetterebbe di spaziare troppo nel repertorio ma io sento questo come uno stimolo, non come un limite. Per il resto, Ensemble Musica '900 è aperto a tutta la nuova produzione e sottolineo "nuova"; mi interessano molto meno infatti tutte le recenti involuzioni stilistiche i vari riflussi, i regressi...
(evidentemente mi legge in volto un certo disappunto, perché è lui adesso a chiedermi la mia opinione su ciò che ha appena demonizzato con foga insospettabile; tergiverso, ma troviamo un punto di incontro nelle contaminazioni dell'ultimo Ligeti; si ammansisce, concorda, posso ripartire)
"Bella", "interessarte", "complessa": quale di questi tre aggettivi vorresti venisse rivolto ad una musica che ami, e quale invece detesti di più?
Li detesto tutti e tre; se posso proporre io un aggettivo a cui aspiro, questo è "stimolante". La bellezza è qualcosa di così relativo che per me non significa nulla; quanto all'interesse lo si trova sempre nella musica che non si ha il coraggio di definire "brutta". Una vera musica è invece sempre stimolante perché lascia in chi ascolta qualcosa che non necessariamente è identificabile con un elemento musicale preciso; ad esempio quando ascolto l'ultimo Nono provo una serie di stimoli che mi rimangono dentro; eppure non li posso definire nè come ritmo né tanto meno come melodia.
Rimane l'ultimo aggettivo.
La complessità non è di per sé un valore sufficiente alla realizzazione dell'opera d'arte; certo, oggi si corre il pericolo opposto, che è quello di ricercare una semplicità che il più delle volte non è che banalità mascherata; Palestrina è un compositore che amo definire complesso nella sua semplicità, perché non è mai banale.
Veniamo al concerto: cosa troverà il pubblico nel programma di stasera? Puoi individuare un fio che leghi insieme le musiche dei vari autori?
Stasera il pubblico troverà essenzialmente molta varietà, i linguaggi dei vari autori sono diversissimi fra loro, così come gli organici e le atmosfere. Si parte dall'esile melodia di Fukushima scritta per un evento catastrofico come l'atomica su Hiroshima per arrivare alla gioiosa improvvisazione della Serenata per un Satellite di Maderna; le due facce del progresso il pessimismo e l'ottimismo nei confronti della tecnica possono coesistere anche in un programma di concerto!
A proposito della Serenata; è un pezzo esplosivo già solo nella grafia: pentagrammi sventagliati in tutte le direzioni, che divergono o si scontrano; e poi l'alea parziale, tutto rigorosamente scritto eppure bisognoso quasi di un completamento creativo da parte degli interpreti; innanzitutto come hai risolto le indicazioni timbriche dell'autore?
Ti rispondo subito: ignorandole! Credo davvero che lo spirito di questa serenata alla tecnologia rimanga inalterato anche mutando parzialmente la destinazione strumentale; se vuoi, considerala una nostra visione dell’opera; quello che vorrei far sapere è che l'improvvisazione che il pubblico ascolterà questa seta è autentica; ci tengo a dirlo perché troppo spesso si sentono esecuzioni di questa e dí altre opere aleatorie realizzate e studiate come opere tradizionali: I'esecutore sceglie una sua partitura tra tante possibilità e poi esegue sempre quella; mi chiedo allora dove va finire l'alea. Questa esiste soltanto nel corto-circuito dell'attimo, e dirò di più, si verifica soltanto in a concerto, con la tensione di noi tutti al massimo grado, col il pubblico in sala.
Vuoi dire che durante le prove l'alea non e la stessa cosa?
Certo, anzi, non funziona proprio: noi ci serviamo di un linguaggio simbolico per comunicare in tempo reale scelte esecutive non previste prima; durante le prove ci limitiamo ad affinare gli strumenti per un'esecuzione sempre più "agguerrita" di fronte al pubblico.
Crepe: un titolo molto bello (continuo imperterrito a servirmi di un aggettivo a quanto pare non troppo gradito): da cosa nasce?
C'è una scena descritta da Kundera nell'Insostenibile leggerezza dell'essere: Sabrina, dipingendo una scena realistica, ad un certo punto dà una pennellata sbagliata e si trova di fronte ad una crepa che si apre su un mondo totalmente immaginario; per questa occasione, (così come per il pezzo di Dapelo), mi servo, al posto del pianoforte di sistemi MIDI elaborati in modo non convenzionale: e la mia crepa, la mia pennellata sbagliata.
Per finire: il sound del tuo ensemble è per forza di cose molto particolare: mi piacerebbe sapere che cosa rappresentano per te gli strumenti a fiato.
Amo moltissimo il suono degli strumenti a fiato le cui potenzialità timbriche che considero di gran lunga superiori a quelle degli archi. La musica dello strumento a fiato è respiro, e il respiro è corpo; io amo proprio la fisicità di questi strumenti, il loro essere un tutt'uno con il corpo. La scelta di eseguire Sciarrino è per questo emblematica una musica fatta di soffi, inspirazioni ed espirazioni, insomma, di vita.
Sede legale: piazza S. Valentino,12
33030 Camino al Tagliamento UD - Italia
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